Nuovo sondaggio Paglioncelli, arrriva il vero colpo di scena – Ecco chi sta veamente dominando

La distanza tra maggioranza e opposizioni si allarga, gli equilibri politici cambiano e la questione delle alleanze torna a occupare un posto centrale nel dibattito nazionale. A pochi mesi dall’avvio della campagna elettorale per le politiche del 2027, una nuova rilevazione fotografa uno scenario nel quale la coalizione che sostiene Giorgia Meloni, senza Roberto Vannacci, non raggiunge nemmeno il 40% delle intenzioni di voto. Dall’altra parte, il campo largo guidato da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle supera il 44%, facendo emergere una differenza che potrebbe pesare sulle future strategie dei partiti.

Il dato arriva dal sondaggio Ipsos Doxa illustrato da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera del 31 ottobre 2026. Una rilevazione che offre diversi elementi di riflessione: Fratelli d’Italia rimane il primo partito, il Pd e il Movimento 5 Stelle guadagnano terreno, la Lega recupera parte dei consensi perduti e Futuro Nazionale, la formazione di Roberto Vannacci, arretra di quasi un punto percentuale.

Ma è soprattutto il confronto tra gli schieramenti a richiamare l’attenzione. Il centrodestra tradizionale si ferma al 39,4%, mentre il campo progressista allargato arriva al 44,9%. Una distanza di 5,5 punti percentuali che pone al centro del confronto politico una domanda: quale sarà la composizione delle coalizioni quando gli italiani saranno chiamati alle urne?

Il sondaggio Ipsos: Meloni prima nei partiti, ma il centrodestra resta sotto il 40%

Guardando alle singole forze politiche, Fratelli d’Italia conserva la prima posizione con il 26,7% delle intenzioni di voto, registrando una crescita dello 0,3% rispetto alla rilevazione precedente.

Il Partito Democratico di Elly Schlein si attesta al 19,9%, guadagnando quattro decimi di punto. Alle sue spalle cresce anche il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte, che raggiunge il 14,9%, con un incremento dello 0,4%.

Si tratta di due avanzamenti contenuti, ma significativi nella lettura complessiva delle coalizioni. Le due principali forze di opposizione, considerate insieme, raccolgono il 34,8%, prima ancora di aggiungere i consensi delle altre formazioni progressiste.

Nel centrodestra, invece, i movimenti sono differenti. Forza Italia scende al 6,3%, mentre la Lega recupera quasi un punto percentuale, portandosi al 5,6%. Noi Moderati si colloca allo 0,8%.

A completare il quadro c’è Futuro Nazionale, che passa dall’8,8% di settembre al 7,9% di ottobre. Una flessione di 0,9 punti percentuali che rappresenta uno degli spostamenti più evidenti registrati dal sondaggio.

La questione centrale, tuttavia, non riguarda soltanto il risultato delle singole liste. È la somma delle forze che potrebbero presentarsi insieme alle elezioni a determinare scenari profondamente diversi.

Centrodestra al 39,4%, campo largo al 44,9%: la distanza di cinque punti e mezzo

La rilevazione mette a confronto due aggregazioni politiche.

Da una parte c’è il centrodestra tradizionale, composto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati. Questa coalizione raggiunge complessivamente il 39,4%.

Dall’altra c’è il campo progressista allargato, che comprende Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e altre formazioni di centrosinistra e centro. Il risultato complessivo è del 44,9%.

Il distacco è di 5,5 punti percentuali.

Un numero che assume particolare importanza perché arriva mentre le opposizioni stanno intensificando il confronto per costruire un programma comune e definire la leadership con cui presentarsi alle prossime elezioni politiche.

La rilevazione non consente di stabilire quale schieramento otterrà la maggioranza alle urne. Il voto effettivo dipenderà da molti fattori, compresi partecipazione, alleanze e legge elettorale. Tuttavia, la fotografia attuale evidenzia una distanza tra le due aggregazioni nella configurazione considerata dal sondaggio.

Per la maggioranza, uno dei temi principali diventa quindi il rapporto con Futuro Nazionale.

Il caso Vannacci: perde quasi un punto, ma resta centrale nella partita delle alleanze

Roberto Vannacci è uno dei protagonisti indiretti della rilevazione.

Il suo partito, Futuro Nazionale, scende dal precedente 8,8% al 7,9%. La perdita è vicina a un punto percentuale, mentre la Lega registra contemporaneamente una ripresa, passando al 5,6%.

Il movimento dei consensi tra le due formazioni non dimostra necessariamente un trasferimento diretto di elettori dall’una all’altra. Per stabilirlo servirebbero dati specifici sui flussi elettorali. Mostra però che entrambe occupano uno spazio rilevante nel dibattito politico dell’area di destra.

Il dato più interessante emerge quando si considera l’eventuale presenza di Vannacci nella coalizione guidata da Meloni.

Sommando il 7,9% di Futuro Nazionale al 39,4% del centrodestra tradizionale, si arriva al 47,3%.

La differenza è notevole: quasi otto punti percentuali separano i due scenari aritmetici.

Ma esiste un’avvertenza fondamentale. Come sottolineato anche nell’analisi del sondaggio, i voti dei partiti non possono essere sommati automaticamente come se le preferenze degli elettori fossero immutabili.

Un’alleanza potrebbe convincere alcuni cittadini e allontanarne altri. Il risultato dipenderebbe dalla composizione delle liste, dalle posizioni politiche condivise e dalla risposta degli elettori.

Resta il fatto che il peso elettorale misurato per Futuro Nazionale rende il rapporto con Vannacci una delle variabili da considerare nella costruzione del centrodestra del 2027.

Le simulazioni sui seggi: due scenari completamente differenti

Il Corriere della Sera accompagna la rilevazione con alcune simulazioni della distribuzione dei seggi, elaborate considerando il sistema elettorale ipotizzato nel dibattito politico e il relativo premio di maggioranza.

Le proiezioni mostrano quanto la composizione delle alleanze possa incidere sulla rappresentanza parlamentare.

Nel primo scenario, con il centrodestra tradizionale separato da Futuro Nazionale, la simulazione attribuisce alla Camera 221 seggi al campo largo e 137 al centrodestra. Al Senato i seggi sarebbero rispettivamente 110 e 69.

Nel secondo scenario, con Futuro Nazionale incluso nella coalizione di centrodestra, la distribuzione cambia: alla Camera vengono stimati 223 seggi al centrodestra e 163 al campo largo. Al Senato, rispettivamente, 114 e 78.

Sono risultati teorici, costruiti sulla base di ipotesi elettorali precise. Non rappresentano una previsione certa e non possono essere interpretati come la distribuzione dei seggi che si verificherà alle prossime elezioni.

La stessa legge elettorale resta un elemento essenziale. Eventuali modifiche alle regole, alle soglie di accesso o al premio di maggioranza inciderebbero sulle simulazioni.

Il confronto evidenzia comunque una questione politica concreta: il rapporto tra i partiti e la loro eventuale aggregazione in coalizioni può avere effetti molto rilevanti sulla rappresentanza parlamentare.

Schlein e Conte accelerano: programma entro novembre e primarie a febbraio

Il sondaggio arriva in un momento particolarmente significativo anche per il fronte delle opposizioni.

Proprio il 30 ottobre, al termine di una riunione durata circa tre ore, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno annunciato una tabella di marcia per la costruzione dell’alternativa al governo Meloni.

La prima tappa sarà il confronto programmatico, previsto a partire da novembre. L’obiettivo dichiarato è arrivare entro la fine del mese a una proposta condivisa sui principali temi economici, sociali e istituzionali.

A dicembre è stata annunciata una mobilitazione nazionale contro le politiche dell’esecutivo, in concomitanza con la discussione della manovra economica.

Infine, entro febbraio, dovrebbero svolgersi le primarie per individuare una leadership sostenuta dalle forze della coalizione progressista.

Un percorso che punta a trasformare l’intesa politica tra le opposizioni in un progetto di governo, superando le differenze che in passato hanno reso complessa la costruzione di un’alleanza stabile.

Restano da affrontare questioni importanti, dalla politica estera alle scelte economiche, passando per la sanità, il lavoro e le politiche industriali.

Il sondaggio, quindi, si inserisce in una fase nella quale il campo largo sta cercando di definire non soltanto la propria composizione, ma anche i contenuti della proposta politica da presentare agli elettori.

Manovra, pensioni e tensioni nella maggioranza: il contesto politico

La rilevazione arriva anche mentre il governo è impegnato nella discussione della legge di bilancio per il 2027.

Le misure economiche annunciate dall’esecutivo hanno già provocato un confronto acceso tra maggioranza, opposizioni e organizzazioni sindacali.

Tra i temi più discussi ci sono il trattamento fiscale dei lavoratori dipendenti e autonomi, le risorse destinate alla sanità, le pensioni e il sostegno al potere d’acquisto delle famiglie.

All’interno della coalizione di governo sono emerse inoltre posizioni differenti sul possibile superamento della legge Fornero.

La Lega continua a considerare la riforma pensionistica un tema centrale della propria proposta politica, mentre da Fratelli d’Italia sono arrivati inviti alla prudenza sulla sostenibilità economica di nuovi interventi.

Forza Italia, dal canto suo, ha indicato altre priorità da inserire nel provvedimento.

La presidente del Consiglio ha difeso l’impostazione della manovra, sostenendo che il governo abbia scelto di concentrare le risorse su misure specifiche invece di distribuirle indistintamente.

Le opposizioni hanno espresso un giudizio opposto, contestando l’insufficienza degli interventi contro il carovita e per il rafforzamento dei servizi pubblici.

È in questo contesto che il sondaggio assume una particolare rilevanza politica: non soltanto per le percentuali registrate, ma perché arriva durante una fase di confronto sulle scelte economiche e sulle alleanze future.

Il gradimento di Meloni cresce leggermente: un dato da distinguere dal voto

Un altro elemento della rilevazione riguarda il gradimento della presidente del Consiglio.

Secondo l’analisi di Ipsos Doxa, l’indice di apprezzamento di Giorgia Meloni registra un lieve miglioramento. Anche la valutazione complessiva dell’esecutivo mostra un andamento leggermente positivo.

È una distinzione importante.

Il consenso personale nei confronti di un leader non coincide necessariamente con le intenzioni di voto per il suo partito e, soprattutto, non determina automaticamente il risultato di una coalizione.

Un elettore può esprimere una valutazione favorevole dell’operato della presidente del Consiglio e scegliere un’altra formazione politica. Allo stesso modo, può sostenere un partito della maggioranza pur mantenendo riserve su alcune decisioni del governo.

Il sondaggio, dunque, presenta una situazione articolata: Fratelli d’Italia resta davanti agli altri partiti, il gradimento della premier mostra una lieve crescita, ma il centrodestra tradizionale, considerato senza Futuro Nazionale, si colloca sotto il 40%.

Il 41% tra indecisi e astensione: milioni di elettori ancora da convincere

A rendere il quadro ancora più complesso è il dato relativo a chi non esprime una preferenza di voto.

Secondo la rilevazione, l’area che comprende indecisi, astenuti e persone che non indicano un partito si colloca intorno al 41%.

Una quota molto ampia, che rappresenta uno dei principali limiti di qualsiasi lettura definitiva degli attuali rapporti di forza.

Le intenzioni di voto vengono infatti elaborate sulle risposte raccolte in un determinato momento. Non fotografano necessariamente le decisioni che gli stessi cittadini prenderanno quando si troveranno davanti alla scheda elettorale.

L’astensione, inoltre, può incidere in maniera differente sui vari schieramenti.

La partecipazione al voto, l’andamento dell’economia, la credibilità dei programmi e la scelta dei candidati saranno tutti elementi da osservare nei prossimi mesi.

Per questo il confronto tra il 39,4% del centrodestra tradizionale e il 44,9% del campo largo deve essere interpretato come una fotografia politica, non come un risultato elettorale già scritto.

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La partita del 2027 si apre sulle alleanze

La nuova rilevazione Ipsos Doxa mette in evidenza tre aspetti fondamentali della situazione politica italiana.

Il primo è la tenuta di Fratelli d’Italia come principale forza politica nazionale, con il 26,7% delle intenzioni di voto.

Il secondo è la crescita, seppure contenuta, delle due principali forze di opposizione: il Partito Democratico raggiunge il 19,9% e il Movimento 5 Stelle arriva al 14,9%, mentre il campo largo complessivo si colloca al 44,9%.

Il terzo riguarda il peso di Roberto Vannacci negli equilibri del centrodestra. Futuro Nazionale perde quasi un punto, ma mantiene un consenso del 7,9%, una percentuale che modifica sensibilmente la somma dei voti attribuiti alle diverse configurazioni della coalizione.

La distanza di 5,5 punti tra campo largo e centrodestra tradizionale è dunque uno dei dati politici più discussi di questa rilevazione.

Da qui alle elezioni, però, molto dipenderà dalle decisioni dei partiti. Le opposizioni dovranno verificare la possibilità di trasformare l’accordo sul percorso delle primarie in un’intesa programmatica e politica duratura. Il centrodestra dovrà definire la propria composizione e affrontare le differenze tra le forze che lo sostengono.

Nel frattempo, resta aperta la questione della legge elettorale, destinata a incidere sulla traduzione dei consensi in seggi parlamentari.

Il dato politico del momento è chiaro: senza Futuro Nazionale, il centrodestra viene misurato al 39,4%, contro il 44,9% del campo largo. Con Vannacci, la somma aritmetica dei consensi raggiungerebbe invece il 47,3%.

Due configurazioni molto differenti, che spiegano perché il tema delle alleanze sia tornato al centro della politica nazionale. E perché, in vista del 2027, la sfida non riguardi soltanto quale partito raccoglierà più voti, ma anche quali forze riusciranno a presentarsi insieme davanti agli elettori.

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